GRAN TORINO |
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GRAN TORINO - Scheda del film
GRAN TORINO - L'opinione dei nostri visitatori
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Altre recensioni:
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Opinione di roberto su GRAN TORINO , 06/11/2009 Voto: ![]() L'ultimo regista classico americano regala un altro capolavoro e (forse) la sua ultima interpretazione come attore. "Gran Torino" è uno straordinario film sul razzismo e sull'integrazione. Un anziano americano (ma di origine polacca - posto che i veri americani sono solo i pellerossa) rimane a vivere in un quartiere che col tempo è stato popolato da immigrati orientali. La diffidenza razziale dei primi momenti cede pian piano il passo all'integrazione attraverso l'amicizia che nasce con un ragazzino dalla pelle gialla suo vicino. Il personaggio interpretato da Clint protegge il ragazzino dalle angherie della gang di turno fino ad un finale drammatico ma anche in qualche modo autoironico nel citare la propria carriera cinematografica. Il titolo del film nasce dalla meravigliosa Ford "Gran Torino" del '72 che il protagonista cura maniacalmente nel giardino di casa sua. Opinione di Massimiliano su GRAN TORINO , 07/11/2009 Voto: ![]() In totale disaccordo con l'utente Andrea e nella sincera speranza che l'ipotesi di Roberto, ( ovvero, che questo film possa essere l'ultimo di questo grande interprete) venga smentita e che il grande vecchio possa regalarci ancora qualcosa di bello, la mia personalissima opinione è che "Gran Torino" sia semplicemente il miglior film della passata stagione...nonché uno dei migliori degli ultimi anni. Un grande Clint Eastwood che ormai da tempo non sbaglia più un colpo, impegnato in un ruolo, guardacaso, da duro (come sempre) dal quale trasudano però onestà, rigore morale, amore ed un'inaspettata tenerezza. Capolavoro intenso e molto, molto commovente. ;) Opinione di mattia su GRAN TORINO , 10/08/2009 Voto: ![]() Con questo film il vecchio Clint chiude il cerchio aperto come l'antieroe leoniano per eccellenza che riusciva a fregare tutto e tutti, e diventa un eroe sacrificando la vita per salvare quella degli altri. Walt Kowalski non ha bisogno di sparare nemmeno un colpo, non ha bisogno di nessuno attorno dopo la morte della moglie, anche i suoi vicini di casa gli ricordano terribilmente i coreani nella guerra combattuta negli anni cinquanta. L'america del vecchio clint è quella operaia che costruiva le auto, che andava in guerra convinta di avere ragione e che aveva come vicini di casa i colleghi operai. Dopo la morte della moglie , il nostro è quasi costretto ad affrontare il mondo esterno, i figli non fanno più gli operai , sono commercianti, hanno macchine giapponesi ( che lui odia ), e i nipoti non hanno rispetto nemmeno per la morte della nonna. I suoi vicini non sono più yankee, ma vengono da quei paesi che hanno appoggiato gli americani nel Vietnam, e che dopo la sconfitta sono arrivati negli usa. L'incontro tra il vecchio clint e il melting pot americano all'inizio è uno scontro, nel senso che il disprezzo è reciproco. Il tentativo fallito da parte di uno di loro di rubare la gran torino , diventa il motore per costruire la conoscenza tra i vicini. Walt in maniera graduale , ma continua conosce i riti, le usanze e si affezziona a Thao ( il ladro maldestro) lo aiuta ad affrontare la vita. Si è sempre detto che il buon Clint è l'ultimo dei registi classici, qui il referente sembra essere John Ford nella sua sigenza di costruire delle microcomunità e difenderle, senza però dimenticare la possibilità di incrociare la diversità e uscirne arricchito. Walt Kowalski è insomma un Callaghan più saggio, nel senso che non vede la violenza come unico mezzo per risolvere le questioni umane, un soldato che ha capito le ragioni del nemico , che non deve rispettare ordini di guerra, ma che può pensare prima ( o invece ) di sparare. Non credo poi che si possa parlare di film razzista, l'unico razzismo del film è quello di kowalski verso figli e nipoti , giustificato dal fatto che lo trattano come un rincoglionito di quasi ottantanni, e lui non può che reagire alla sua maniera, cacciando fuori tutti tranne il cane e la macchina. In definitiva se questo è il congedo come attore per Eastwood, non poteva essere migliore per lui uomo dai valori solidi lasciare ai posteri questo messagio di conoscenza e accettazione della diversità, andare al di la del nostro portico e del nostro giardino e affrontare la vita. Opinione di Jacopo , 03/10/2009 Voto: ![]() “Gran Torino” è uno di quei capolavori assoluti che non hanno nazionalità. E’ la storia di un “americano al 100 %” con tutti i miti che si porta dietro: dalla superiorità della razza bianca all’autodifesa, dal bere alla macchina (ha lavorato cinquant’anni alla Ford e vive per la sua Gran Torino del 1972 che tiene in garage, mentre gira con un furgone scassato). L’unica novità rispetto ad un personaggio che il cinema ci ha presentato mille volte: non è wasp, bensì un polacco di seconda o terza generazione e (pur nel suo inattaccabile agnosticismo) appartiene alla chiesa cattolica. In un’America che cambia rapidamente (ed il nostro è infastidito allo stesso modo dalle “invasioni” di asiatici o dall’abbigliamento succinto della nipote) il protagonista cerca di rimanere se stesso, anche se proprio gli odiati “musi gialli”, che lui detesta dai tempi della guerra di Corea e delle cui ragioni non vorrebbe neppure prendere atto, lo porteranno ad un cambiamento radicale: andrà a morire disarmato, consapevole che il suo gesto contribuirà al trionfo di quella giustizia in cui non ha mai creduto, a meno che non nascesse dalla canna del suo fucile o della sua pistola. Questo è il messaggio profondo di un’opera che si guarda tutta d’un fiato, con il rispetto dovuto a chi mette in discussione i valori di una vita intera. In certi momenti il film sembra ispirarsi a “Il cow boy”, l’ultimo film di John Wayne, ma poi sceglie una strada completamente diversa. Clint Eastwood (ma dopo questo film qualcuno oserà ancora chiamarlo reazionario?)offre un’interpretazione superba, esaltata da un doppiaggio rauco e fastidioso che crea un tutt’uno tra immagine e suono. A proposito di doppiaggio mi ha un po’ infastidito, ogni volta che si parla di problemi religiosi, l’uso della parola “salvazione”. Ma non si dice salvezza in italiano? Opinione di Andrea , 11/07/2009 Voto: ![]() Stavolata Clin Eastwood l'ha fatta grossa.Film molto poco convincente in quasi ogni sua parte. Potremmo cominciare dall'intreccio narrativo quasi inesistente, con il quale non ci scontriamo mai ne siamo mai sorpresi per via della sua banalità e per via del fatto che gia dalle prime scene possiamo intuirne il cammino rovinoso. Parti del film sembrano far parte di un'edizione speciale Director's Cut per quanto non aggiungano nulla al film. Pessimo anche il lato della recitazione a partire dal gradne Clint Eastwood il quale si limita al compitino ma non da qualche espressione degna di nota, per non parlare degli attori secondari (coreani) privi totalmente di talento eccezion fatta per la piccola coreana vicina di Clint che in quel mare burrascoso di sufficenza riesce a cavarsela a dovere. I dialoghi sono una delle parti piu scarsa del film: spesso e volentieri si riducono a Eastwood che ringhia (non ne ho ben capito il senso) e ad un "Cristo" o ad un "Cristo Santo".Punto. La scenografia non male ma neanche eccelsa daltronde per il tipo di film non poteva essere difficile. La storia non regge sin da subito; un veterano della guerra in corea , razzista nell'anima sopratutto con i coreani, che dopo la morte della moglie nel gioro di 3-4 giorni diventa il migliore amico della famiglia coreana della casa accanto tanto da morire per loro....mmmmm.....mmmmm.. ..non mi quadra qualcosa. Ma questo è solo il mio personale giudizio
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